Suonatore di liuto    olio su tela     94×119 cm.    1595/1596       San Pietroburgo

Il Suonatore di liuto  appartiene all’epoca del soggiorno romano di Caravaggio presso il cardinale Francesco Maria Del Monte ed è stato commissionato dal marchese Vincenzo Giustiniani, musicista per diletto e autore del Discorso sopra la musica. Nel 1642 Giovanni Baglione loda il quadro con queste parole:” un giovane che sonava il lauto che vivo e vero il tutto parea con una caraffa di fiori piena d’acqua, che dentro il riflesso d’una finestra eccellentemente si scorgeva… e questo(disse) che fu il più bel pezzo che facesse mai”. L’opera propone il rapporto fra figura e natura morta; la luce proveniente da sinistra fa emergere il volto sensuale e androgino del giovane e illumina i dettagli dei tre momenti di natura morta presenti sul tavolo: il vaso di fiori, splendido nei suoi riflessi, la frutta, la musica. Gli strumenti e gli spartiti musicali sono stati dipinti dal vero e appartenevano alla raccolta del cardinale Del Monte, fine musicista e attento studioso delle nuove teorie in campo musicale. Il violino, molto raffinato, è simile a quelli cremonesi prodotti dai liutai Amati. Gli spartiti musicali, identificati con madrigali di Jacob Arcadelt, compositore fiammingo del Cinquecento, si riferiscono a tematiche amorose e passionali, già intuibili dagli incipit: “Chin potrà dir quanta dolcezza provo”, “Se la dura durezza in mia donna dura”, “Voi sapete che io v’amo”, “Vostra fui e sarò mentre ch’io viva”. Il giovane è mostrato con le labbra schiuse, intento al canto: nel primo Seicento era,infatti, praticato il canto del madrigale anche da un’unica voce, in chiave di basso, proprio quella riportata sui pentagrammi in primo piano. La morbidezza del movimento delle mani, la sensazione vitale che spira dalla bocca semichiusa del suonatore, il realismo mimetico degli oggetti sono elementi tipici della rappresentazione “dal naturale” perseguita da Caravaggio. La dedica al marchese Vincenzo Giustiniani è stata individuata nella grande V(allusiva al nome del committente) dipinta nel capolettera della partitura musicale. 

Autore: Daniele Grosso Ferrando